679 92. Mentre san Francesco si trovava nel vescovado
di Rieti per curarsi gli occhi, una povera donna di Machilone
venne dal medico, perché anche lei aveva una malattia
simile a quella del Santo. Questi, parlando familiarmente
al suo guardiano, cominciò a poco a poco a persuaderlo
all'incirca così:«Frate guardiano, dobbiamo restituire
ciò che è di altri».
«Certo, padre, se abbiamo qualcosa che non sia nostro».
«Restituiamo – continuò - questo mantello,
che abbiamo ricevuto in prestito da quella poveretta, perché
non ha nulla in borsa per le sue spese».
«Ma - obiettò il guardiano - questo mantello
è mio e non lo ho avuto in prestito da nessuno. usalo
finché vorrai, e quando non lo vuoi più usare,
rendilo a me». E in realtà il guardiano l'aveva
comprato poco prima, perché era necessario a san Francesco.
«Frate guardiano, - continuò il Santo - tu mi
sei sempre stato cortese: ti prego, mostra ora la tua cortesia».
«Ebbene padre, - concluse il guardiano - fa come vuoi,
come ti suggerisce lo Spirito».
Francesco chiamò allora un secolare molto affezionato
e gli disse: «Prendi questo mantello e dodici pani,
va' da quella donna poverella e dille così: Il povero,
al quale hai imprestato il mantello, ti ringrazia, ma ora
riprendi ciò che è tuo».
Quello andò e riferì come gli era stato ordinato.
La donna pensò che si volesse deriderla e gli rispose
arrossendo: «Lasciami in pace col tuo mantello! Non
capisco di che cosa parli».
L'altro insistette e gli lasciò tutto nelle mani. E
la donna convinta che non c'era inganno, per timore che le
venisse tolta una fortuna così impensata, si alzò
nottetempo e, senza pensare alla cura degli occhi, se ne ritornò
a casa col mantello.